Cannabinoidi sintetici: cosa sono

La ricerca

I cannabinoidi sintetici, come indicato dal nome, sono molecole analoghe ai cannabinoidi naturali, ma di natura sintetica. Vengono cioè progettate nell’ambito della ricerca scientifica e sintetizzate in laboratori chimico-farmaceutici con l’obiettivo di individuare molecole che conservino alcune proprietà del THC, privandole però dei suoi tipici effetti psicoattivi.

Struttura chimica del THC

Struttura chimica del THC

I primi tentativi di sintesi dei cannabinoidi si sono orientati verso la preparazione di molecole del tutto analoghe al THC. Tra queste, il nabilone (attualmente in commercio) e il composto HU-210. Successivamente si è assistito ad una evoluzione delle caratteristiche strutturali delle molecole, a seguito dell’introduzione di ipotesi di farmacoforo: si è cercato cioè, di individuare quali fossero i punti, nella molecola del THC importanti nell’interazione con il suo recettore cannabi­noide CB1, e di riprodurre queste porzioni di molecola in modo analogo su nuove molecole di sintesi che si discostassero dalla classica struttura triciclica benzopiranica, tipica dello scheletro del THC.


“Herbal mixture” e cannabinoidi sintetici

Negli ultimi anni si è assistito ad un fenomeno del tutto nuovo che ha rivo­luzionato le tendenze giovanili, e non solo, rispetto all’uso di droghe. Alle sostanze comunemente utilizzate per lo “sballo” si sono aggiunte le molecole di sintesi, quelle cioè preparate artificialmente in laboratori spesso clandestini.

L’evoluzione del fenomeno ha condotto all’individuazione da parte delle or­ganizzazioni internazionali che fanno un regolare monitoraggio delle droghe ad uso “ricreazionale”, della comparsa sul mercato di molecole di sintesi con attività sul recettore CB1, proprio i cannabinoidi sintetici. Tra questi, alla fine del 2008, quando ci fu l’esplosione del fenomeno in Eu­ropa e nel mondo, i più comunemente riscontrati in diverse miscele vegetali, definite anche “herbal mixture” o “herbal blend”, sono stati il JWH-018 e il JWH-073, molecole di sintesi che vengono aggiunte alle miscele stesse.

I consumatori spesso ritengono di assumere dei prodotti naturali molto poten­ti e simili alla cannabis, mentre in realtà la loro attività psicotropa è dovuta alla presenza di molecole di sintesi.

   

Mancato sviluppo farmaceutico delle molecole

Nessuna delle molecole  descritte dalla letteratura scientifica e poi riscontrate negli herbal mixture, è stata progredita in fase di sviluppo farmaceutico e spesso non sono di­sponibili in letteratura i dati di tossicità associati all’uso di tali sostanze, come richiesto da qualsiasi studio clinico e preclinico. Esiste quindi il rischio che si manifestino effetti non noti, inclusi effetti tossici, in seguito all’assunzione di queste molecole, effetti che sono stati realmente riscontrati in numerosi casi di intossicazione in seguito al consumo di tali “herbal mixture”.

Da analisi condotte su diversi prodotti di tipo “herbal mixture”, effettuate da diversi laboratori nazionali e internazionali, è emersa la presenza di numerosi cannabinoidi sintetici, oltre al JWH-018 e JWH-073,  tra cui il JWH-122, il JWH-200, il JWH-250, il JWH-251, il JWH-081, il JWH-398, il JWH-019, l’HU-210 ed il CP 47,497 inclusi i suoi analoghi con catena alchilica C6, C8 e C9 (Ukiyama et al., 2010; Nakajima et al., 2010; Lindigkeit et al., 2009; Sistema Nazionale di Allerta, 2011). Queste molecole, pur agendo sugli stessi recettori su cui agisce il THC, hanno struttura chimica molto diversa.

Struttura chimica del cannabinoide sintetico JWH-018

Struttura del cannabinoide sintetico JWH-018

Struttura chimica del cannabinoide sintetico JWH-122

Struttura del cannabinoide sintetico JWH-122

Struttura chimica del cannabinoide sintetico JWH-250

Struttura del cannabinoide sintetico JWH-250

Struttura chimica del cannabinoide sintetico JWH-073

Struttura del cannabinoide sintetico JWH-073

Attività farmacologica

L’attività farmacologica in vitro del JWH-018 e dei suoi analoghi JWH-073 e JWH-019 risulta essere superiore a quella del δ9-THC. Analogamente, il CP 47,497 mostra attività ago­nista sui recettori CB1 dalle 3 alle 28 volte superiore a quella del δ9-THC (Weissman, 1982).

L’attività farmacologica di altri cannabinoidi sintetici sopra riportati è analoga a quella del JWH-018 e del JWH-073 (Huffmann et al., 2009; Aung et al., 2000). Pertanto gli effetti sull’organismo umano prodotti sono simili a quelli che si manifestano nel caso di assunzione di prodotti “herbal mixture” conte­nenti JWH-018 e JWH-073.

 


Bibliografia

 
  • Sistema nazionale di Allerta Precoce – Dipartimento Politiche Antidroga – Presidenza del Consiglio dei Ministri
  • Il fenomeno dei cannabinoidi sintetici e le azioni di contrasto e controllo degli smart shop. Sistema Nazionale di Allerta. Report gennaio 2011.
  • Weissman A, Milne GM and Melvin LS Jr. Cannabimimetic activity from CP-47,497, a derivative of 3-phenylcyclohexanol. Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics 223 (2), pp. 516–523. 1982.
  • Lindigkeit R, Boehme A, Eiserloh I, Luebbecke M, Wiggermann M, Ernst L, Beuerle T. Spice: a never ending story? Forensic Sci Int. 2009 Oct 30;191(1-3):58-63.
  • Nakajima J, Takahashi M, Seto T, Suzuki J. Identification and quantitation of cannabimimetic compound JWH-250 as an adulterant in products obtained via the Internet. Forensic Toxicology. 2010.
  • M.M. Aung MM, Griffin G, Huffman JW et al. Influence of the N-1 alkyl chain length of cannabimimetic indoles upon CB1 and CB2 receptor binding. Drug and Alcohol Dependence 60 (2000) 133–140.
  • Huffman JW, Cannabimimetic Indoles, Pyrroles, and Indenes: Structure-Activity Relathionships and Receptor Interactions, P.H. Reggio (ed.), The Cannabinoid Receptors, The Receptors, DOI 10.1007/978-1-59745-503-9_3 (2009)
  • Uchiyama N, Kawamura M, Kikura-Hanajiri R, Goda Y. Identification and quantitation of two cannabimimetic phenylacetylindoles JWH-251 and JWH-250, and four cannabimimetic naphthoylindoles JWH-081, JWH-015, JWH-200, and JWH-073 as designer drugs in illegal products. Forensic Toxicology. Volume 29, Number 1, 25-37, DOI: 10.1007/s11419-010-0100-3